Che cos'è davvero lo shamisen?
Se avete mai visto una geisha suonare in una casa da tè, assistito a un matsuri o ascoltato le musiche nei vecchi film giapponesi, probabilmente senza saperlo avete sentito il suono dello shamisen.

Uno strumento a "tre corde"
La parola shamisen descrive esattamente la sua natura: uno strumento tradizionale a tre corde, considerato uno dei simboli della musica classica giapponese.
A prima vista potrebbe ricordare un liuto o il riassunto di una chitarra, ma il modo di suonarlo e il suo particolare timbro sono completamente diversi da qualsiasi strumento occidentale.

Com'è fatto uno shamisen?
Lo shamisen è composto da una cassa armonica in legno, ricoperta originariamente da pelle animale ma oggi spesso sintetica.
Alla cassa è attaccato un lungo manico, senza tasti, il che permette di avere più libertà nella modulazione delle note ma richiede anche una grande precisione, come per il violino. Questo permette allo strumento di creare sfumature sonore incredibilmente espressive, note che sembrano piangere, vibrare, a volte quasi parlare.

Le tre corde vengono tese tramite gli itomaki, le "chiavi" laterali, che come tutto il resto dello strumento sono smontabili. Esatto: persino il manico, almeno nei modelli di fattura medio-alta, può essere disassemblato, per trasportare più facilmente lo strumento senza danneggiarlo.
Il tutto viene suonato con un grande plettro chiamato bachi, impugnato in una posizione che dopo un po' fa capire chiaramente quanto poco interesse abbiano avuto per il comfort.
Uno strumento nato in Cina e arrivato dal sud
Anche se oggi è considerato profondamente giapponese, lo shamisen ha origini straniere: deriva infatti dal sanxian cinese, strumento che poi viaggia fino a Okinawa, dove si trasforma nel sanshin, ancora oggi molto diffuso nella musica tradizionale delle isole. Solo intorno al XVI secolo arriva nel Giappone continentale, dove diventa l'attuale shamisen.
Un suono che cambia completamente a seconda del contesto
Una delle cose più affascinanti dello shamisen è quanto possa cambiare il suo suono, capace di passare dal delicato e malinconico a ritmi eleganti e raffinati, per poi evolvere ancora fino a ritmi più aggressivi e percussivi.

Molto dipende proprio dal bachi, che non serve solo a far vibrare le corde ma proprio a colpirle, creando un suono secco e potente. Queste variazioni permettono allo shamisen di essere utilizzato in contesti completamente diversi, come:
- nel teatro kabuki
- nel teatro di marionette bunraku
- nella musica delle geisha
- durante i matsuri
- nelle ballate popolari
- nelle canzoni tradizionali regionali
Questa versatilità è uno dei motivi che gli ha permesso di sopravvivere fino a oggi.
Lo shamisen nella musica moderna
Negli ultimi anni lo shamisen è stato riscoperto e trasportato fuori dalla musica tradizionale, vedendosi mescolato con rock, jazz, musica elettronica, tralasciando le più diffuse colonne sonore cinematografiche e opening di anime e videogiochi.
Anche qui lo shamisen stupisce ancora: è incredibile quanto riesca a funzionare e a integrarsi anche in contesti totalmente diversi, con quel suono così "ruvido", vibrante e immediatamente riconoscibile (a volte esplicitamente fuori contesto) che riesce ancora oggi a dare una nuova e forte identità alla musica giapponese.
Uno strumento che racconta il Giappone
Quando senti lo shamisen, lo identifichi immediatamente come uno dei suoni del Giappone: è come un antipasto a racconti tradizionali, profumati di nostalgia per le vecchie strade di Kyoto e pioggia estiva sulle lanterne.
Ed ecco perché moltissime canzoni tradizionali giapponesi hanno quel suono così particolare: è lo shamisen.
— Erick
