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Giappone e giapponismo: il gusto per l'esotico

· 7 minuti di lettura
Donatella Peterlin
Appassionata di storia, arte e cultura · mamma di Jeko

A partire dalla seconda metà dell'800 l'Europa viene a contatto con un Paese sostanzialmente chiuso in se stesso, che manteneva relazioni commerciali solo con l'Olanda: parliamo del Giappone.

Claude Monet, 'La Japonaise (Camille Monet en costume japonais)', 1876. Camille indossa un sontuoso kimono rosso ricamato e tiene un ventaglio.
Claude Monet, *La Japonaise (Camille Monet en costume japonais)*, 1876 — Museum of Fine Arts, Boston.

Raccontare come si arrivi a questa evoluzione richiederebbe un complesso approfondimento storico. Sintetizzando all'estremo possiamo dire che tra atti di forza e trattative si arriva a un risultato: il Giappone si apre ai commerci con l'Occidente.1

Pierre Loti, Madame Chrysanthème e Madama Butterfly

Nell'800 gli scambi commerciali avvengono nei porti, ed è lì che più abbonda la presenza di stranieri trafficanti, ma anche di diplomatici e militari. Alcuni si avvalgono del "matrimonio temporaneo". Questa esperienza viene narrata in prima persona da Pierre Loti, scrittore e ufficiale della Marina francese. "Appena arrivo mi sposo", scrive. Da questa affermazione veniamo a sapere che si trattava di una pratica conosciuta, almeno dai marinai stranieri e, a quanto pare, limitata al porto di Nagasaki. Difatti a tre giorni dal suo arrivo nel porto di Nagasaki nel luglio del 1885 stipula un "regolare" contratto di nozze della durata di un mese, rinnovabile, contratto registrato in presenza della polizia locale. La sposa, reperita mediante un sensale del posto, ha 18 anni, si chiama Kiku-San. Loti ripartirà nel mese di agosto dello stesso anno per mai più tornare, abbandonando la sposa.

Il marinaio-scrittore racconta la sua esperienza in un romanzo intitolato Madame Chrysanthème, poiché il nome della ragazza significa Crisantemo. Non c'è qui la fine tragica che invece sarà quella della giovanissima Madama Butterfly, protagonista dell'opera omonima di Giacomo Puccini ambientata sempre a Nagasaki. La povera "Signorina Farfalla", invece, muore suicidandosi proprio perché abbandonata dal marito americano. Anche Puccini era stato ispirato da un fatto realmente avvenuto e che aveva visto rappresentato in un dramma teatrale a Londra.

Quindi sia il romanzo che l'opera lirica in questione hanno un riferimento con la realtà: Pierre Loti racconta una sua esperienza, mentre Puccini, prima di scrivere la musica dell'opera, aveva studiato, per quanto possibile, la cultura e le sonorità della musica giapponese.2 Pur tenendo conto di questi dati, va detto che queste opere rappresentano solo un aspetto marginale del Giappone di quel tempo.

Negli anni tra la fine dell'800 e i primissimi anni del '900 e, quindi, tra la fine del Romanticismo e l'inizio del Realismo, trova sempre più spazio l'amore per il lontano, per l'esotico, a volte solo immaginato come per Aida di Verdi, a volte ispirato da una fiaba italiana, come per Turandot di Puccini, e a volte dalla realtà.

Il Giappone sbarca in Europa

Il Giappone comincia a farsi conoscere in Europa attraverso le Esposizioni Universali: a Londra nel 1862, poi a Parigi nel 1867 e nel 1889.

Dal Giappone giungono per la prima volta in Europa, suscitando un enorme interesse, autentici prodotti giapponesi: oggetti come ventagli e paraventi, ma anche oggetti d'ogni tipo — ceramiche, pitture, stampe, stoffe, ventagli, ombrelli, kimono, paraventi, lanterne, mobili, gingilli e gioielli — che danno origine a una moda che ebbe grande successo in quegli anni. Celebre rimase l'esposizione di bonsai all'Esposizione di Parigi del 1889.

Nasce un nuovo termine: il Giapponismo,3 un termine che, all'inizio, descrive solo il fanatismo per la ricerca dell'oggettino esotico, ma che poi assume dignità e verrà usato anche da Van Gogh per descrivere la sua pittura. Questo influsso orientale, quindi, non è stato solo una moda: anzi, ha profondamente orientato e condizionato l'arte, in particolare la pittura impressionista e l'Art Nouveau o Liberty come viene anche chiamata.

Il "Giapponismo" inteso come puro gusto per l'esotico viene raccontato da uno scrittore francese, Guy de Maupassant, il quale, peraltro, unisce nello stesso articolo Cina (che definisce il mistero del mondo) e Giappone basandosi solo su stereotipi e su quanto vede e sente raccontare in patria.

Ecco quanto scrive in un articolo pubblicato nel dicembre del 1880 sul quotidiano Le Gaulois intitolato "Chine et Japon":

Una signora del bel mondo, molto in vista, ha organizzato recentemente una serata di cui si è molto parlato, dove due brillanti viaggiatori, uno parlando, l'altro disegnando con talento, hanno narrato a una folla di spettatori ed uditori che li attorniavano, la vita in Giappone.

Il Giappone è di moda: non c'è una strada a Parigi dove non ci sia un negozio di giapponeserie; non c'è salottino o salotto di donna graziosa che non sia zeppo di gingilli giapponesi. Vasi del Giappone, tappezzerie del Giappone, sete del Giappone, giocattoli del Giappone, porta fiammiferi, calamai, servizi da tè, vestiti, anche pettinature, gioielli, sedie: tutto oggi viene dal Giappone.

Più che essere un'invasione, è una decentralizzazione del gusto; il gingillo giapponese è diventato talmente importante, ci perviene in tale quantità da uccidere il gingillo francese. D'altronde, meglio così, poiché tutte le cosine così graziose che un tempo si fabbricavano in Francia ora esistono solo come "antichità"; Parigi stessa produce soltanto degli oggettini orrendi, leziosi, dipinti con colori stridenti.

Si capisce facilmente come lo scrittore considerasse questo gusto diffuso verso oggetti una delle tante mode destinate a passare presto, anche perché, come scrive più avanti, "La vera opera d'arte, prodotto che deriva da rari geni che la stupidità circostante non può raggiungere, si manifesta al di fuori di qualsiasi influenza o moda del momento".

Il raro genio è certamente indispensabile, ma tanti artisti si lasceranno influenzare, da Van Gogh a Manet, Degas, Monet, Toulouse-Lautrec, Gauguin e tanti altri ancora.

Confronto tra la stampa di Hiroshige 'The Residence with Plum Trees at Kameido' e la versione di Van Gogh 'Japonaiserie: Flowering Plum Tree' del 1887.
A sinistra Hiroshige, *The Residence with Plum Trees at Kameido* (dalle *Cento famose vedute di Edo*); a destra Van Gogh, *Japonaiserie: Flowering Plum Tree*, 1887. Non un'ispirazione: una copia dichiarata.
Henri de Toulouse-Lautrec fotografato in costume giapponese: kimono, ventaglio e parrucca da samurai.
Henri de Toulouse-Lautrec ritratto in costume giapponese — non solo influenza pittorica, ma vero e proprio gioco di travestimenti.

Sì, il giapponismo poteva essere interpretato in più modi: Maupassant stesso ne fa un canale privilegiato per la seduzione. Nel suo romanzo Bel Ami4 racconta la prima visita del protagonista a casa di quella che diventerà la sua amante:

Duroy si sedette ed aspettò. Aspettò a lungo. Poi si aprì una porta e Madame de Marelle entrò di corsa, vestita con una vestaglia giapponese in seta rosa dove erano ricamati paesaggi d'oro, fiori azzurri e uccelli bianchi, ed esclamò: "S'immagini che ero ancora a letto. Che carino da parte sua venirmi a trovare! Ero convinta che mi avesse dimenticata."

Vincent van Gogh, 'La cortigiana (da Eisen)', 1887. Una geisha vestita di kimono splendidamente decorato, contornata da un bordo di rane, bambù e ninfee.
Vincent van Gogh, *La cortigiana (da Eisen)*, 1887. Un'altra copia dichiarata da una stampa giapponese: il kimono di Madame de Marelle aveva fascini analoghi sui salotti parigini.

A questa visita segue poi l'appuntamento decisivo: la signora andrà a trovarlo nel suo appartamento e Bel Ami, per mascherarne la meschinità, lo decora come può con "giapponeserie":

Non appena terminato il lavoro del giorno, pensò a come avrebbe potuto sistemare la sua camera per ricevere la sua amante senza far troppo apparire la miseria del locale.

Gli venne l'idea di spillare sui muri dei gingilli giapponesi, e comprò per cinque franchi un'intera collezione di decorazioni in carta crespa, dei ventaglietti e delle figurine per nascondere le macchie troppo evidenti della tappezzeria. Attaccò sul vetro della finestra delle immagini trasparenti che rappresentavano fiumi con delle barche, voli di uccelli su cieli al tramonto, dame multicolori su balconi e una processione di omini neri su pianure coperte di neve. Il suo alloggio, che bastava appena per dormirvi e per sedersi, assomigliava ora all'interno di una lanterna di carta colorata. Soddisfatto dall'effetto ottenuto, passò la serata ad incollare sul soffitto degli uccelli ritagliati dai fogli di carta colorata che gli restavano.

Poi si coricò, lasciandosi cullare dai fischi dei treni.

Ma Maupassant stesso si ricrederà e si stupirà quando vedrà la straordinaria collezione di Edmond de Goncourt, scrittore e critico letterario francese: oggetti raccolti, come scrive, "con la vittoria della passione, del gusto e dell'intelligenza".

Il Giappone come moda

L'augurio per noi è di non perdere o di recuperare l'emozione che un'opera d'arte o anche un modesto oggetto di artigianato può dare. Mi piace concludere citando l'emozione che Edmond de Goncourt riesce a comunicarci mentre contempla un semplice bottone, dimostrandoci che quando si ha l'anima di un poeta tutto è possibile.

Scrive sul suo diario:5

Che cosa ho qui? Un bottone in ferro, un bottone che serve per attaccare la borsa per il tabacco alla cintura di un giapponese, un bottone dove, sotto la zampa di una gru che non c'è, una gru che sta volando al di fuori del medaglione intarsiato, e della quale gru si vede solo il riflesso nell'acqua di un fiume, illuminata dal chiaro di luna. Non credete che il popolo a cui appartiene l'operaio, un operaio-poeta che riesce ad immaginare cose simili, potrebbe essere indicato come professore d'arte agli altri popoli?

Quando dicevo che il giapponismo stava rivoluzionando l'ottica dei popoli occidentali, affermavo che il giapponismo portava con sé una nuova colorazione, un sistema decorativo nuovo, infine, se si vuole, una fantasia poetica nella creazione dell'oggetto d'arte che non è mai esistita negli oggetti artistici più perfetti del Medio Evo e del Rinascimento.

Vincent van Gogh, 'Mandorlo in fiore', 1890. Rami fioriti di mandorlo bianchi e rosa contro un cielo turchese, in uno stile fortemente debitore alle stampe giapponesi.
Vincent van Gogh, *Mandorlo in fiore*, 1890 — Van Gogh Museum, Amsterdam. La lezione giapponese diventa qui linguaggio personale: composizione, contorno e cielo piatto sono pura grammatica ukiyo-e.

Concludendo

Sarebbe bello avere lo sguardo aperto e lungimirante dell'artista che coglie sfumature e punti di riferimento, se ne appropria e crea opere inedite, capolavori fuori dal tempo. Quotidianamente, invece, dobbiamo confrontarci con una realtà che si può riassumere in una sola parola: "MODA", parola che non copre solo l'abbigliamento, ma tutto: il linguaggio, la morale corrente e le convenzioni sociali, l'arte, la musica, gli spettacoli e la maniera di divertirsi, il modo di comunicare, il nostro tempo nel senso più vasto, le città, l'arredamento, e tanto altro.

In questo ambito i nostri viaggi sono fortemente orientati dai social media, che ci suggeriscono dove andare in vacanza, cosa visitare, quanto deve durare il nostro soggiorno, e, di conseguenza, alcuni siti o monumenti rigurgitano di visitatori e altri, non meno meritevoli, vengono ignorati.

A chi vive a Roma può capitare di passeggiare per le vie e le piazze del centro e vedere turisti provenienti dai più vari Paesi che, a partire dalla tarda mattinata senza soluzione di continuità fino a sera, seduti ai tavolini collocati precariamente sui marciapiedi, mangiano spaghetti o pizza con cappuccino o fanno con molta pazienza la fila davanti ad alcune particolari gelaterie pensando di gustare del vero cibo italiano, in una pausa tra visite ai musei, alle chiese e alle piazze di Roma.

Parallelamente noi mangiamo sushi ritenendolo il piatto nazionale giapponese, dimenticando o ignorando che ogni realtà geografica ha mille e più volti e realtà.

Così fatto, mi pare di poter dire, è anche il nostro moderno Giapponismo, sostenuto da ristoranti sempre più numerosi, che propongono contemporaneamente cucina giapponese, cinese, thailandese, ma che sono in grado anche, volendo, di inserire nel loro menu la pizza o la bistecca per i più tradizionalisti. L'augurio è di non perdere o di recuperare l'emozione che un'opera d'arte o anche un modesto oggetto di artigianato può dare.

— Donatella

Footnotes

  1. Una documentazione molto dettagliata si può trovare in questo studio universitario (Università Ca' Foscari di Venezia).

  2. Si segnala un approfondito studio relativo a Madama Butterfly (Fondazione Puccini, 2004).

  3. Il termine giapponismo (in francese japonisme) è stato coniato nel 1872 dal critico d'arte e collezionista francese Philippe Burty. Il neologismo è nato per descrivere l'improvviso e travolgente fascino per l'arte e la cultura giapponese che si diffuse in Occidente dopo la riapertura delle frontiere nipponiche al commercio internazionale a metà del XIX secolo. Vedi anche La vie moderne — influenze artistiche.

  4. Guy de Maupassant, Bel Ami, 1885, capitolo V.

  5. Edmond de Goncourt, Journal des Goncourt: mémoires de la vie littéraire, vol. VI, p. 313 — consultabile su Gallica. Traduco impropriamente "intarsiato" il termine francese niellé, che indica un tipo di decorazione molto raffinata "a niello" usata per decorare il metallo.