Perché le pagode giapponesi non crollano durante i terremoti
Vi siete mai chiesti come facciano le pagode giapponesi, alte, sottili e in legno, a resistere così bene ai terremoti? Io sì, e oggi ve lo spiego

Quando pensiamo a una pagoda giapponese, immaginiamo una torre elegante a più piani, con i tetti sovrapposti e quell'aria apparentemente fragile, infatti molte di queste strutture sembrano tutto tranne che antisismiche.
Sono alte, strette, di legno e antiche e si trovano in Giappone, uno dei Paesi più sismici del mondo!!
Eppure proprio le pagode a cinque piani sono spesso citate come esempi di architettura tradizionale capace di assorbire le scosse, alcune fonti giapponesi sottolineano persino che non esistono registrazioni di una pagoda lignea a cinque piani crollata a causa di un terremoto. Ma com'è possibile?
Prima di tutto: cos'è una pagoda?
In giapponese la pagoda viene chiamata tō e quando ha cinque piani si parla di gojū-no-tō cioè "torre a cinque strati". Questa struttura non nasce come semplice elemento decorativo o torre panoramica ma ha origine religiosa; deriva dagli stupa indiani, antiche strutture buddhiste che custodivano reliquie sacre, in particolare quelle del Buddha. Con la diffusione del credo buddhista, questa idea viaggiò dall'India alla Cina, alla Corea per approdare in Giappone dove le pagode vennero costruite nei complessi templari buddhisti diventando uno degli elementi più riconoscibili dell'architettura religiosa.
Cinque piani, cinque elementi
Le pagode più famose sono spesso quelle a cinque piani, che secondo una lettura buddhista, sono associati ai cinque elementi: terra, acqua, fuoco, vento e vuoto. A guardarla da fuori sembra una struttura rigida ma è il contrario e infatti la sua resistenza deriva dal fatto che non si comporta come un unico blocco compatto ma come una serie di livelli sovrapposti, cosa fondamentale durante un terremoto.
Il segreto non è uno solo
Lo shinbashira è un grande pilastro di legno che attraversa la struttura al centro, che sembra sostenere l'intera torre, ma che durante la scossa, contribuisce ad assorbire e ridurre parte dell'energia del terremoto grazie alla combinazione di più elementi:
- i vari piani possono muoversi in modo parzialmente indipendente;
- gli incastri del legno assorbono parte della scossa;
- il pilastro centrale contribuisce a controllare le oscillazioni;
- il peso e la forma dei tetti aiutano a distribuire il movimento.
È una specie di danza architettonica, chiamata appunto "danza del serpente".
Il legno non è il problema, è parte della soluzione
Nel caso delle pagode il legno è una delle chiavi, in quanto materiale elastico, leggero, che può deformarsi senza rompersi immediatamente; travi e i pilastri inoltre sono uniti con incastri, non bloccati da chiodi metallici e questo permette alla struttura di avere un certo "gioco". Parliamo ovviamente di un margine controllato di movimento, sufficiente per assorbire vibrazioni e spostamenti. Le descrizioni tecniche della pagoda del Tōji di Kyoto, ad esempio, spiegano che i piani sono costruiti come sezioni indipendenti sovrapposte, con incastri lignei elaborati, e che durante una scossa il movimento tra le parti aiuta ad assorbire l'energia sismica.
E il Tokyo Skytree?
La cosa interessante è che l'idea dello shinbashira non è rimasta nei templi antichi, anche lo Skytree si ispira a questo principio; al suo interno si trova un grande cilindro separato dalla struttura esterna, che contribuisce a ridurre le oscillazioni durante terremoti e vento.

La prossima volta che sarete davanti a una pagoda in Giappone, magari a Kyoto, Nara, Nikko o Miyajima, fermatevi un momento prima di fotografarla, guardate i tetti, gli incastri e pensate che quella struttura, che sembra uscita da un dipinto antico, è anche una piccola lezione di ingegneria.
Ed ecco perché le pagode giapponesi sono considerate edifici antisismici
