Adattare JoJo: come si porta in italiano Diamond is Unbreakable
Quando Stefano mi ha chiesto “oh, Daniè, ti va di scrivere un articolo?” Io ho pensato “che seccatura”...okay, okay, questo era solo uno scherzo introduttivo per darvi un piccolo indizio su quello che andrete a leggere perché in realtà ho accettato volentieri pensando che fosse un’idea fichissima.

Quindi...bella, regà! Prendo anche in prestito il suo saluto per presentarmi: mi chiamo Daniele Calabrò e sono un dialoghista o meglio un “adattatore di dialoghi italiani”. Che vuol dire? Avete presente il doppiaggio? Ecco, io sono l’ingranaggio precedente, sono quello che traduce i dialoghi presenti nel copione e li adatta seguendo diversi principi tra cui il movimento delle labbra (detto sync), la lunghezza e altre sfumature molto importanti come il tipo di personaggio a cui appartiene la battuta (un teppista non può parlare come un bibliotecario, giusto?), le sfumature del suo carattere, la scena in cui si svolge il dialogo eccetera. Successivamente il copione adattato da me finisce in sala e lì viene usato dagli attori per dare voce ai vari personaggi.
Bene, ora voi direte “tutto fico e bello, okay, ma questo che c’entra col Giappone?” Beh, c’entra perché vorrei parlarvi della mia divertentissima, quanto difficilissima, esperienza con l’adattamento degli anime, nello specifico di diversi episodi della quarta stagione de Le Bizzarre Avventure di JoJo, Diamond is Unbreakable.
Cominciamo col dire che adattare una serie giapponese non necessita quasi mai di conoscere la lingua madre del prodotto perché il copione originale arriva in americano, mentre il video dell’episodio ovviamente è in giapponese. E qui inizia il bello.
La lingua giapponese come molti di voi sapranno è una lingua molto musicale, dotata di tante sfumature date anche semplicemente dall’intenzione e dal tono di voce di chi parla. Questo negli anime è molto rimarcato perché il doppiaggio giapponese (che adoro) tende sempre a teatralizzare tutto caratterizzando il più possibile i personaggi mentre in Italia siamo un po’ più “asciutti”, se mi passate il termine. In una serie come JoJo dove ciò che funziona di più, oltre alla storia e al design, è il carattere dei personaggi, anche il doppiaggio segue inevitabilmente questa scia.
Ecco, la difficoltà di cui parlavo prima è stata proprio questa: rendere Josuke Higashikata in giapponese Josuke Higashikata in italiano senza fargli perdere il tono, la musicalità, la comicità e tutte le altre meravigliose sfaccettature che ha in originale evitando la macchietta (sapete, il classico teppista che parla “ehi, yo, fratello, mi stai sbomballando!”).
Fortunatamente l’italiano è una lingua meravigliosa che, a differenza che so, dell’americano, ha tante sfumature, tanti stili diversi per esprimere un concetto, tanti sinonimi, tanti modi di dire. E quindi per ogni personaggio ho cercato di usare uno stile diverso che lo caratterizzasse il più possibile. Pensiamo a Josuke e Okuyasu, simili sotto alcuni punti di vista ma diversi in tanti altri...al maestro Rohan, sempre altezzoso che gioca il suo gioco personale e solitario col destino...al timido Koichi degli inizi...a Joseph Joestar vecchio e rimbambito ma sempre spinto dalla sua sete di giustizia. Una carrellata di personaggi tutti diversi a cui dare parole e voce mantenendo le loro unicità. In questo poi aiuta ovviamente anche la bravura del doppiatore che, ad esempio, marca le R per dare un tono più incazzoso al personaggio (wow, come in giapponese!!! Pensate a come suona uno “stronzo” detto con la R marcata...non è forse simile a un “kuso yarou” detto allo stesso modo?).
Ma torniamo all’adattamento. Adattare JoJo è stato divertente sia perché è uno dei miei manga preferiti da quando ero adolescente, sia perché quando adatto serie con personaggi così caratterizzati è bello poter giocare con le parole, trovare il modo per evidenziare il parlato di un personaggio, lasciarsi trasportare dalla lingua giapponese nel mood di quella scena e cercare di ricrearlo in italiano. Non è stata una sfida facile, ma è stata sicuramente uno spasso!
Il problema più grosso, semmai, è venuto dal copione in americano. Come vi ho detto prima, il giapponese è una lingua piena di sfumature e spesso la traduzione in americano si perdeva un po’, andava troppo “liscia” o troppo confusionaria e a volte mi ritrovavo a pensare “Ma che cazz* sta a di’ questo?” Fortunatamente, venivano in mio soccorso i numeri del manga degli anni 90 editi dalla Star Comics che ancora custodisco gelosamente e via a scopiazzare...no, no, scherzo, ma ammetto che a volte me ne sono servito con piacere per bypassare la traduzione americana, com’è successo, ad esempio, nell’episodio in cui Shigechi “fa ubriacare” Josuke e Okuyasu sul tetto. La versione americana era abbastanza contorta e il discorso tra i 3 personaggi mi sembrava troppo macchinoso e poco sciolto (soprattutto dall’alcol nelle vene dei due protagonisti). Così, grazie al fumetto italiano, sono riuscito a dare un senso più leggero a tutto il dialogo di modo che scivolasse via in maniera chiara e limpida.
Stessa cosa è successa nell’episodio in cui Rohan gioca a morra cinese. Per ricreare la tensione psicologica crescente della sfida mi sono prima riletto tutta la scena sul fumetto Star Comics e poi ho adattato i dialoghi cercando di mantenere il pathos assurdo e rocambolesco (Ken a un certo punto è come se fluttuasse in aria!) di una morra cinese con in gioco il proprio Stand. Ecco, in questi due casi specifici mi sono proprio ritrovato a pensare “per fortuna devo adattarlo in italiano”!
Okay, forse lo so a cosa state pensando adesso...le PAROLACCE! Esatto, JoJo è pieno di parolacce e grazie al cielo anche l’italiano è pieno di espressioni “colorite e folcloristiche” da sfruttare in un adattamento per una serie di questo tipo. Ora, non sto a farvi un elenco ma...quale altra lingua riesce a offenderti tutta la famiglia, persino i defunti, in una sola frase? Eh, già!
Insomma, JoJo è una serie piena di colori...e fortunatamente anche l’italiano lo è e ci ha permesso (a noi adattatori come ai doppiatori) di lavorare in totale libertà espressiva riuscendo a passare senza troppi intoppi dal colore rosa tenue di Yukako quando si innamora di Koichi al rosso colmo di rabbia della stessa quando lo vuole fare fuori. O dallo spaventoso blu notte di Okuyasu quando lo conosciamo per la prima volta all’azzurro cielo senza nuvole (o neuroni....) quando capiamo che è, ecco....diciamo un po’ “lento”.
In conclusione, lavorare all’adattamento di una serie giapponese come Diamond is Unbreakable è stata una gran bella sfida...simile a un viaggio in Egitto per sconfiggere un semi-dio...ma che, grazie a certe affinità tra l’italiano e il giapponese, è stata anche piacevole e soddisfacente. E quindi, sempre parafrasando Jeko, non solo le nostre cucine sono simili, ma incredibilmente anche la musicalità e le sfumature delle nostre lingue!
A presto e...hora-hora-hora!
Daniele
