Jidōhanbaiki: perché in Giappone i distributori automatici sono ovunque
Vi siete mai chiesti perché in Giappone ci sono distributori automatici praticamente ovunque? Io sì, e più viaggiavo in Giappone, più questa cosa continuava a sorprendermi.
Li trovi davanti alle stazioni, nei vicoli residenziali, in mezzo alle campagne, accanto ai templi, nei parcheggi. Ne ho trovato uno persino sulla cima del Monte Fuji.
In Giappone i distributori automatici vengono chiamati jidōhanbaiki, abbreviato anche in jihanki, e ormai sono un oggetto che fa parte della vita quotidiana — e che per noi stranieri è quasi un simbolo.
Una presenza costante
In tutto il Giappone ci sono oltre 3 milioni di distributori automatici, circa uno ogni 30 persone. La maggior parte vende bevande: tè verde, caffè caldo, acqua, energy drink. Esplorando le varie prefetture ci si rende conto che l'offerta è spesso assurda e quasi affascinante, come se raccontasse le necessità di quella zona.
Ramen istantanei, gelati, uova, carne di Kobe, insetti commestibili, persino biancheria per un cambio improvviso dopo una notte alcolica.

L'attacco dei jihanki
Il primo distributore automatico giapponese comparve nel 1904: una semplice macchinetta di legno che vendeva cartoline e francobolli e che, poco dopo, visto il successo, venne promossa alla vendita di sigarette.
Quel passo sancì un successo rapidissimo, spinto dalla crescita economica del dopoguerra e dall'urbanizzazione sempre più intensa. Il jihanki diventò una soluzione perfetta: bastava il personale necessario a riempirlo, era aperto h24 e lo si poteva piazzare anche nei luoghi più isolati.
Quella inesorabile crescita però ebbe un vero e proprio boom negli anni Sessanta, quando si pensò di usarlo per la distribuzione di bevande fredde.
La geniale invenzione delle bevande calde
Una delle cose che colpisce chi visita il Giappone per la prima volta è la possibilità di trovare lattine calde in inverno. Questa idea nacque negli anni Settanta, con la collaborazione tra Sanden Retail Systems e Pokka Sapporo: vennero creati distributori capaci di vendere contemporaneamente bevande fredde e calde, sfruttando un dettaglio semplicissimo.
Il calore prodotto dal motore del sistema di raffreddamento delle bibite veniva riutilizzato per mantenere calde le altre.
BOOM!
Nessuno spreco energetico, varietà di prodotti e servizio perfetto in ogni stagione — come piace ai giapponesi. Una soluzione super efficiente che spinse la diffusione dei jihanki in tutto il paese.

I superpoteri dei jihanki
Il motivo nascosto che sta dietro al loro successo è la sicurezza. Il basso tasso di criminalità e di vandalismo e l'alto senso civico hanno permesso ai jihanki di prosperare praticamente ovunque, e questo ha fatto sì che potessero venir sfruttati anche durante le emergenze.
Molti distributori automatici, infatti, sono collegati a gruppi di continuità e meccanismi di emergenza, in modo da fornire acqua e cibo anche durante i disastri naturali, come i frequenti terremoti.
Dopo il terremoto e lo tsunami del 2011, ad esempio, nelle prefetture di Iwate e Miyagi alcuni distributori automatici furono tra i primi servizi a tornare operativi dopo la rimozione delle macerie. E se ci pensiamo questa cosa ha perfettamente senso: in una situazione così difficile, ci sono questi cosi, illuminati, visibili, che distribuiscono acqua e bevande calde anche in assenza di elettricità. E in quel frangente lo fanno anche senza bisogno di metterci i soldi (modalità emergenza).
Ecco che la nostra piccola macchinetta diventa un'infrastruttura essenziale.

Alcuni jihanki sono diventati leggendari
Negli anni è nata persino una sorta di "cultura del distributore automatico": strade famose solo per i jihanki vintage, distributori retrò degli anni '70 ancora funzionanti, macchinette misteriose senza etichette, molte sperdute in luoghi improbabili. Come dicevo, io ne ho trovato uno persino sulla cima del Monte Fuji — probabilmente uno dei momenti più giapponesi dei miei viaggi.

Una macchinetta che racconta un paese
I jidōhanbaiki raccontano molto del Giappone: non solo l'amore per la praticità e l'efficienza, ma sottolineano la già famosa fiducia reciproca nella società e raccontano la capacità — passata e presente — di trasformare qualcosa di banale in un simbolo riconoscibile (e diciamocelo, un po' amato) anche all'estero.
— Erick
