Chi sono, e perché esiste questo blog
Sono nato a Roma nel 1977 e sono sempre stato un nerd. Di quelli che smontano le cose per capire come funzionano e a volte non sanno manco rimontarle, uno di quelli che quando si appassionano a qualcosa finiscono inevitabilmente per studiarla ossessivamente.
La prima volta che sono stato in Giappone è stato nel 2005. Un mio amico, Francesco, era andato lì per un programma di lavoro dedicato ai giovani imprenditori e a un certo punto mi disse:
“Vabbè, vienimi a trovare.”
E io gli risposi:
“Guarda che vengo davvero.”
E lui:
“Sì sì, ma vienimi a trovare.”
E niente, praticamente sono stato un mese a casa sua, a squattargli il divano, a Tokyo.
Devo dire che quella prima volta in Giappone non ci ho capito un granché. Non è che non mi fosse piaciuto, semplicemente non capivo. Non capivo il Giappone, non capivo la loro cucina, non capivo quasi nulla di quello che avevo davanti.
E col tempo ho capito che in realtà non c’è niente da “capire” in una cultura così lontana. Pretendere di capire davvero un posto del genere è quasi una forma di presunzione.
Però quella sensazione di alienità mi aveva colpito profondamente. Il Giappone mi sembrava qualcosa di completamente distante da me, e forse proprio per questo mi aveva incuriosito tantissimo.
Così appena ho potuto ci sono tornato. E poi ancora. E ancora.
2008, 2009, 2010, e avanti così fino ad oggi.
Nel 2013 ci sono stato per la prima volta con Marta, quella che poi è diventata mia moglie, e da quel viaggio lei ha deciso una cosa molto precisa: nessuna vacanza sarebbe mai stata veramente una vacanza se non fosse iniziata con un viaggio in Giappone.
E badate bene che io non ho visto solo il Giappone. Ho viaggiato moltissimo. Ho girato l’Europa in modo molto esteso, sono stato in America, in Africa del nord e subsahariana, in vari paesi dell’Asia. Ho visto decine e decine di paesi.
È solo che in Giappone ho trovato quel tipo di affinità e di tranquillità che non riesco a trovare da nessun’altra parte.
Per certi versi trovo che Italia e Giappone siano molto più simili di quanto sembri. Nonostante le differenze più evidenti.
Forse è la forma del territorio, forse il fatto che entrambi siano paesi relativamente piccoli dal punto di vista geografico ma incredibilmente densi culturalmente. Attraversi l’Italia e trovi tradizioni, cucine, dialetti, identità diversissime. Succede la stessa cosa in Giappone.
E poi c’è l’amore per il cibo. Per la cucina. Per le macchine, le moto, gli oggetti fatti bene.
Per tante cose siamo molto simili ai giapponesi.
La passione per la cucina giapponese si è sviluppata gradualmente, ma credo sia esplosa davvero dopo il 2011. Perché cucinare è la cosa che più mi riporta in Giappone. È la cosa che più mi fa sentire là.
Ed è anche per questo che mi sono specializzato così tanto nella cucina giapponese. Anche perché, appunto, sono un nerd. Mi piace studiare le cose. E una cosa tira inevitabilmente l’altra.
L’anno scorso, il giorno del mio compleanno, ho fatto il mio primo post su Instagram. Nel giro di un anno il mio account ha superato i 92.000 follower, ho iniziato a usare anche altri social, e questo sito è diventato un po’ il punto in cui tutto si riassume.
Perché questo sito, in realtà, è nato prima di tutto per me.
Gestivo le ricette su GitHub come se fossero codice sorgente. Pubblicare un sito a partire da lì è stato un passo assolutamente naturale.
Ma all’inizio lo usavo solo io. Mi serviva per leggere le ricette dal tablet mentre cucinavo. Ricette che poi modificavo, raffinavo, correggevo col tempo.
E piano piano alle ricette si sono aggiunte le informazioni sugli ingredienti, gli strumenti da cucina, i libri, i film.
Poi è arrivata anche la lista collaborativa dei negozi giapponesi, costruita insieme alle persone che mi seguono. Ed è stato un esperimento riuscito benissimo, una delle cose più belle nate attorno a questo progetto.
E allora perché non aggiungere anche un blog?
Uno spazio dove scrivere qualcosa di più personale. Dove raccontare un po’ di me, di quello che so della cultura giapponese, delle cose che studio e che mi appassionano.
E magari anche dare spazio ad altre persone che vogliono raccontarsi.
In un formato un po’ più vecchio stampo. Un po’ più “vecchia internet”.
Ma proprio per questo, forse, ancora più bello.
Bella! — Jeko
