Soldi e pagamenti
Quanto costa la permanenza?β
Persone diverse hanno esigenze, interessi e stili di viaggio molto differenti e il budget finale ne risente. Un fattore da non sottovalutare e' il cambio favorevole, che nel periodo in cui viene scritta questa guida (2026), ha superato la soglia di 1 euro = 180 yen, un valore estremamente vantaggioso (per fare un confronto, il cambio medio di qualche anno fa era 120-130 yen per euro).
Una volta arrivati il primo aspetto da considerare sono gli spostamenti, che presi singolarmente non sembrano onerosi ma sono spese continue; una corsa in metropolitana costa mediamente 2 - 3 euro, mentre un viaggio in Shinkansen da Tokyo a Kyoto si aggira intorno ai 100 euro a tratta.
La spesa per il cibo sara' invece una piacevole sorpresa, infatti mangiare bene non e' difficile ne' particolarmente costoso e i ristoranti sono molto trasparenti su prezzi e porzioni, rendendo rarissime le brutte sorprese. In un ristorante medio si spendono circa 10-15 euro (1.800-2.700 yen), mentre in catene economiche come Yoshinoya, TenDon o Matsuya, di cui parleremo piu' tardi, bastano 5-6 euro per un pasto soddisfacente ma senza troppe pretese.
Naturalmente non mancano ristoranti stellati e locali specializzati in cucina tradizionale di alto livello, dove l'esperienza sale con il conto.
Ultima variabile sono i souvenir, lo shopping e i vizi che desideriamo concederci in vacanza ma anche qui dipende da voi.
Il vero punto di forza e' la varieta' dell'offerta, infatti si trovano souvenir economici, perfetti come ricordo o regalo ma anche prodotti di qualita' estremamente elevata, curati nei materiali, nel design e nei dettagli.
In definitiva, il Giappone non e' un paese economico in senso assoluto (non e' un paese "povero") ma e' sorprendentemente flessibile e con le giuste scelte e' possibile godersi il viaggio senza grandi rinunce, anche con un budget contenuto.
Cash o carta?β
I pagamenti elettronici sono ormai molto diffusi ma la moneta fisica e' ben lungi dall'essere scomparsa: nelle piccole attivita', mercatini o bancarelle di street food, il contante e' molto usato e avere qualche banconota con se' e' sempre una buona idea.
Meglio partire con una piccola somma di yen gia' in tasca, cambiando indicativamente 300-400 euro in banca in Italia prima di partire, per affrontare eventuali imprevisti iniziali, tipo una carta in blocco o problemi col prelievo; avere contanti ci permette di gestire la situazione con meno ansie.
Cambiare grandi somme prima della partenza invece e' una scelta che sconsiglio, perche' per quanto il Giappone sia un posto sicuro, puo' succedere di perdere il portafogli o dimenticarlo in treno, con il rischio di rimetterci una cifra importante.
Parlando di carte, i circuiti VISA e Mastercard sono accettati praticamente ovunque, invece i circuiti Maestro e Cirrus possono dare problemi in alcuni ATM. Con alcune prepagate italiane, in primis quella delle Poste, ho riscontrato difficolta' legate agli orari di manutenzione notturni in Italia, che in Giappone coincidono con la mattina. E' un dettaglio da tenere presente, soprattutto se si conta su una sola carta.
Per prelevare si puo' fare affidamento sugli ATM dei konbini (in primis Seven Eleven e FamilyMart), generalmente compatibili con la maggior parte delle carte internazionali.
La combinazione di una carta come Revolut e di una piccola riserva di contante mi ha sempre permesso di gestire qualsiasi situazione, anche nelle zone piu' remote del Paese.
IC card e contactlessβ
Un'altra soluzione super comoda sono le cosiddette "IC card", le ricaricabili che potreste aver sentito chiamare Suica, Pasmo o Icoca. Usate principalmente per i trasporti pubblici, possono essere usate anche per pagare nei konbini, nei distributori automatici, nei Coin Locker e in alcuni negozi.
Le IC card funzionano esattamente come una normale prepagata, si ricaricano nelle stazioni o nei konbini e sono contactless, compatibili con i lettori con il logo IC.
Non essendo legate a conti bancari, non serve fare nessuna registrazione, cosa che le rende estremamente semplici e immediate specialmente per i turisti. Si possono comprare alle macchinette delle stazioni del treno o della metro, prevedono una cauzione di 500 yen (restituita se si riconsegna la carta) ma esiste anche un versione digitale, disponibile al momento solo su iPhone.
Cambio yenβ
Il mio consiglio e' di contattare la vostra banca e chiedere di cambiare qualcosa come 400 euro a testa, sufficienti per gestire i primi giorni. Meglio chiamare con un po' di anticipo, in quanto specialmente nelle filiali, potrebbero volerci un paio di settimane per l'operazione, quindi e' il caso di muoversi per tempo.
Esistono anche uffici o macchinette automatiche per il cambio valuta in aeroporti, stazioni e alberghi, utili in caso di emergenza ma spesso con tassi meno vantaggiosi rispetto al prelievo diretto. Possono comunque tornare comodi se avete contanti in euro da convertire e non volete usare la carta, oppure per cambiare gli yen residui prima di lasciare il Giappone.
Tasse e tax freeβ
Molti negozi aderiscono al programma Tax Free, che consente ai visitatori stranieri di non pagare la tassa sui consumi (attualmente 10%) su certi prodotti; possono approfittare di questo sistema solo i non residenti, nello specifico chi soggiorna per meno di 6 mesi ed entra con visto turistico (short term stay).
Il Tax Free si applica agli acquisti superiori a 5.000 yen (tasse escluse) effettuati nello stesso giorno e nello stesso negozio; oggi il sistema e' digitalizzato e mostrando il documento alla cassa, il negozio registra l'operazione automaticamente.
Cosa fare alla dogana giapponeseβ
Nella maggior parte dei casi niente, i controlli sono casuali, rapidi e basati sui dati elettronici dei negozi. In rari casi puo' essere richiesto di mostrare gli acquisti, per controlli a campione.
Cosa fare alla dogana italianaβ
Qui vale la normativa europea, indipendente dal Giappone.
Sono esenti da dazi e IVA i beni a uso personale, acquistati occasionalmente per un valore massimo di 430 euro per viaggiatore adulto e 150 euro per minori di 15 anni (direttiva 2007/74/CE del Consiglio del 20 dicembre 2007).
Se si superano queste soglie dovremo dichiarare gli acquisti, pagando IVA (22%) ed eventuali dazi.